MUSICA, VITA ED ALTRE AMENITÀ


2.5.06

Megapleilista (9-30 aprile)

Tre settimane che non redigo la pleilista, dunque un sacco di lavoro da fare. Mi perdonerete se mi soffermo solo su pochi dischi e lascio la maggior parte, anche se magari assai meritevole, soltanto elencata. Prima di iniziare, dico che il woot e il wub toccherebbero all'ultimo Tool, ma siccome ne ho già parlato estesamente "scalerò" su altri dischi.

della tri-settimana:
God Is an Astronaut: All Is Violent, All is Bright [Revive Records, 2005]
7,5/10
Ancora post-rock "emotivo" (l'infatuazione è dell'inizio del mese), anche se la band sostiene di non aver conosciuto i vari GYBE!, Mogwai e EITS che dopo la registrazione del disco. Pare incredibile, visto che la sintesi è sorprendentemente vicina, e ancora più incredibile è che i tizi non conoscessero i My Bloody Valentine, i cui echi sembrerebbero affiorare ovunque nelle pile di effetti che imbevono le tastiere. Sia come sia, lo schema dei brani è il solito "crescendo" strumentale, costruito con chitarre, basso, batteria e soprattutto un oceano di tastiere atmosferiche, il cui sottofondo granulare avvolge tutti i pezzi. Molti dei quali assolutamente clamorosi. La peculiarità del gruppo sta nel riuscire a condensare tutta la dinamica in brani di pochi minuti, quando lo standard dello stile è di una decina abbondante. La title-track è devastante, bellissima e cinematografica, uno dei brani migliori del genere, con l'arpeggio di chitarra che sorge a poco a poco, gli strumenti che entrano uno alla volta per poi esplodere nella cavalcata finale. Emozionantissima. Altri pezzi sono costruiti su un arpeggio di piano, spicca poi "Suicide by Star" con l'ottima batteria che fa aumentare sempre più la tensione, mentre alla chitarra pulita segue quella distorta e poi un tema di tastiere che fa molto Cure. Forse i God Is an Astronaut non replicheranno, il nuovo EP è bruttino, ma questo disco ha tutte le carte per essere ricordato tra dieci anni come uno dei classici del genere.

della tri-settimana:
Maudlin of the Well: Leaving Your Body Map [DarkSymphonies, 2001]
8,5/10
Chi dice che il metal è morto non sa di cosa parla. O forse non accetta che oggi è più vivo che mai, e non ha paura di rapportarsi con quello che c'è fuori. Già autocosciente da tempo, ora ha raggiunto la piena maturità e ha capito che è dal confronto che deriva la crescita.
Chi dice che il progressive è morto, non sa di cosa parla. O forse non accetta che oggi è vivo più che mai, anche se per venire alla luce sceglie le strade più insapettate. Nemmeno troppo in questo caso, visto che il "progressive metal" - etichetta abusatissima, nata per indicare gruppi che del "progressive" originale hanno solo la magniloquenza - esiste da quasi vent'anni. Ma questo disco non è l'ennesimo clone dei Dream Theater, non è la solita scatola per virtuosismi, né uno degli ormai onnipresenti ibridi deathcore-jazz. Questo disco è eccezionale. Non ho sentito i due precedenti, ma lo farò non appena avrò finito di "assorbire" questo.
Qualsiasi descrizione di questa musica risulterà fuorviante, ma ci proverò. Dicendo che è black progressivo vi verranno in mente gli Opeth. Non c'entrano nulla. Dicendo che ci sono ampie aperture sinfoniche vi verranno in mente le peggio pacchianerie del tipo "$gruppo con $orchestra". No. Pensate piuttosto ai King Crimson, ma non so quanto sia indicativo, visto che paragono ai King Crimson un gruppo ogni due. Di superamento del metal se ne parla due volte sì e una no. E allora l'unica cosa che posso scrivere è questa: sentitelo, e ditemi se il mio entusiasmo non è più che giustificato.
ps. Ah, dai Maudlin of the Well nasceranno i Kayo Dot, che quest'anno stanno ricevendo abbastanza attenzione. Ecco, lo stile è diverso, ma il genio è quello. Meno avant e più melodia.

Altri ascolti:

Caspian: You Are the Conductor [Dopamine, 2005]
7,5/10
Alle volte un disco è lungo come un viaggio. E' il caso della mezz'oretta di treno che c'è tra Milano e Pavia, percosa a tarda sera dopo essere per sbaglio finiti a Lodi, e di questo primo disco dei Caspian. La band del Massachustets propone un'ottima rilettura del suono degli Explosions in the Sky, affatto pedissequa, anzi, personale e molto ben a fuoco. C'è poco "nord" in questo disco, ma tanti cieli tersi e tanta acqua. Una barca a vela in mezzo a un lago può andare bene. Un lago grosso, anche se forse non quanto il Caspio. I brani sono distesi, limpidi, con le chitarre ora cristalline a rincorrersi in piccoli spruzzi d'acqua, ora cariche di effetti a segnare qualche accenno di tempesta passeggera. L'accoppiata "Further Up"/"Further In" merita da sola l'acquisto.

Red Sparowes: At the Soundless Dawn [Neurot, 2005]
7/10
Siamo ancora da quelle parti, se non come zona (gli Sparvieri Rossi, che comprendono anche membri di Isis e Neurosis, vengono da mezza America) almeno come musica. Il riferimento principale qui sono chiaramente i Godspeed You Black Emperor!, con innestato abbastanza dei gruppi di provenienza dei componenti da rendere il tutto dannatamente interessante (ma ci si sente anche un po' di Sonic Youth). Il disco è proprio bello, cupo ma per niente disperato, anzi pieno di squarci di luce e momenti di speranza. Anche per quest'album vale la pena di rispolverare il termine "epico", da intendere nel senso positivo della parola: musica che racconta qualcosa di importante e lo fa dandogli tutta l'importanza che merita. Forse non è nulla di molto originale, tutto sommato non aggiunge nulla al genere, ma se è solo un disco derivativo, "deriva" proprio piacevolmente. Raccomandatissimo a tutti i fan dei GYBE!, meglio se delusi da Yanqui U.X.O.

Quicksand: Manic Compression [Island, 1995]
8/10
L'hardcore punk non è il mio genere, anzi lo detesto. Ma questo disco mi piace da matti. Come conciliare le due cose? Applicando il metodo già usato in precedenza per Helmet, Refused e altri e stabilendo incontrovertibilmente che questo non è hardcore. E' oltre. E penso che pochi possano aver da ridire. Può essere che in gioventù, per sbaglio o per coincidenza, i Quicksand abbiano avuto qualcosa a che fare con esso e se ne portino dietro i segni, ma lo spirito che vedo qui è tutto diverso. "Manic Compression" è un disco assieme freddo e viscerale, scarno e costruito, senza dubbio densissimo. I riffoni circolari mi riportano immediatamente agli Helmet, così come tutta la formula nel complesso, ma i Quicksand mi sembrano più calcolati, distaccati, con qualcosa della gelida efferatezza che sarà degli Shellac. Un disco da cui prendere spunto.

The Ocean: Fluxion [Throne Records, 2004]
7,5/10
La copertina fa molto Isis, e le somiglianze tra i due gruppi sono tante: almeno quante le differenze. La stessa è l'origine della musica: i Neurosis. Radicalmente diversa è però l'elaborazione: se gli Isis svuotano, dilatano e scarnificano le tessiture dei Neurosis, i tedeschi The Ocean le riempiono, le intricano, ne complicano gli intrecci stando ben attenti a non perdere il bandolo della matassa.
Il disco, come il successivo "Aeolian", è realizzato in collaborazione con un'orchestra sinfonica, e anche qui ripeto che il risultato non è la solita ciofeca pacchianissima, ma un reale dialogo tra sonorità acustiche, con dei bellissimi fiati solisti, e colate di lava metallica. Riffoni teutonici e ritmi est-europei, tempi dispari ovunque ma tra i più naturali che abbia mai sentito (me ne sono accorto solo contando per curiosità, perché di suo tutto filava a meraviglia), growl profondo e chitarre graffianti, la calma e la tempesta che si alternano, si scontrano, si sovrappongono e si fondono con spirito assolutamente "progressive". Non si può ancora gridare al capolavoro, ma poco ci manca.

La 1919: Jouer. Spielen. To Play [Maso, 1994]
8/10
Sono venuto alla conoscenza di questo gruppo italiano una settimana fa grazie all'ultima uscita, recensita su Rockerilla. Ho ordinato il disco, che spero mi arrivi al più presto, e scaricato questa succosa collaborazione col chitarrista Roberto Zorzi e due mostri sacri dell'avant-prog come Chris Cutler (Henry Cow, mille altri gruppi e fondatore della ReR) e Charles Hayward (Quiet Sun, This Heat, Massacre). Speravo sì di trovare un disco all'altezza dei batteristi coinvolti, ma certo non mi aspettavo un disco di questo calibro. Musica perlopiù strumentale, fatta da gente che sa decisamente cosa vuol dire suonare. Roberto Zorzi, che non conoscevo, è una sorta di Fred Frith di casa nostra, con uno stile fluido e parecchio reminescente del periodo Massacre. I La 1919 sono un ensamble solidissimo, possono ricordare gli Art Bears (da detrattore del gruppo posso anche dire: in meglio). Un disco molto valido, una perla nascosta che merita di essere scoperta.

Flaming Lips: At War with the Mystics [Warner Bros., 2006] 8/10
Tarentel: From Bone to Satellite [Temporary Residence, 1999] 7/10
Tarentel: We Move Through Weather [Teporary Residence, 2005] 7,5/10
Tristeza: Dream Signals in Full Circles [Tiger Style, 2000] 6,5/10
Don Caballero: World Class Listening Problem [Relapse, 2006] 6,5/10
Gregor Samsa: 55:12 [Kora, 2006] 7/10
God is an Astronaut: A Moment of Stillness (EP) [Revive Records, 2006] 5,5/10
Tool: 10000 Days [Volcano, 2006] 8/10
Fonderia: s/t [Bizarre Productions, 2002] 7/10
Giardini di Mirò: Rise and Fall of Academic Drifting [Homesleep, 2001] 6/10
HRSTA: Stem Stem in Electro [Constellation, 2005] 7/10
Minox: Downworks [Suite Inc., 2001] 7/10
South: Adventures in the Underground Journey to the Stars [Young American, 2006] 4,5/10
Black Ox Orkestar: Nisht Azoy [Constellation, 2006] 5,5/10
Yakuza: Way of the Dead [Century Media, 2002] 7/10
Pelican: s/t (EP) [Hydra Head, 2003] 7/10 (R)
Pelican: The Fire in Our Throats Will Beckon the Thaw [Hydra Head, 2005] 8/10 (R)
Arcturus: The Sham Mirrors [The End, 2002] 7/10 (R)
Slowdive: Just for a Day [Creation, 1991] 6/10 (R)

10 comments:

Angel of Amarth said...

Nota importante: Aeolian dei The Ocean non è registrato con un'orchestra, anzi ha il preciso intento di sperimentare la strada del "vecchio" metal. Pur sempre ricchissimo di contaminazioni, ma senza orchestra. Non che ne abbiano bisogno, dato che senza orchestra sono 8 tizi (e che tizi!). Ti dirò, vedendo una perfomance live di Queen of the Food-Chain, bella canza di Aeolian (il video te lo puoi scargare dal sito ufficiale, www.theoceancollective.com, insieme ad altri due) mi sono profondamente ricreduto.
1) E' una canzone diversa! Diversa da quella proposta sul cd. Oddio, lo schema e i riff sono quelli, ma variano delle parti di cantato, cosìccome gli stacchi melodici.
2) Mentre la versione album ha l'accoppiata growl/scream, nella versione live i 3 (o 4?) cantanti della band cantano tutti insieme. Il che è bello.
Figo.

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