MUSICA, VITA ED ALTRE AMENITÀ


4.8.06

Fabrizio De André: Un Chimico

Ci sono canzoni che, al di là di qualsiasi considerazione estetica o formale, mi rappresentano tanto da farmi sospettare di avermi segretamente plasmato. Da tanto non risentivo "Non al denaro, non all'amore, né al cielo" di De André, che è invece stato uno dei dischi più importanti per me negli anni del liceo. A qualche anno di distanza, dopo tanta acqua passata sotto ponti che si stanno rivelando sempre più inamovibili, quasi che le loro fondamenta affondassero e si estendessero in profondità giorno dopo giorno, risentire questa canzone, cantarla di nuovo, mi ha fatto molto male. Ferito nel profondo. Diavolo, questa canzone parla di me, sostituire "chimica" con "matematica" ed è il mio ritratto. E sembra così definitivo, così impossibile da cambiare. Devo forse arrendermici? Il pensiero mi provoca un brivido e un accenno di lacrime agli occhi. Questa canzone piace a tante persone, tutti si affannano a ribadire che è un capolavoro, ma vorrei vedere cosa ne penserebbero se questa canzone fosse la loro vita, se quel "cosa c'è di diverso nel vostro morire?" gli rimbombasse in testa ogni giorno, sotto questa o altre formulazioni, come una domanda per cui perdere il senno, con la costante sensazione dell'impossibilità, anche in futuro, di dargli una risposta.


Solo la morte m’ha portato in collina
un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria
per bivacchi di fuochi che dicono fatui
che non lasciano cenere, non sciolgon la brina.
Solo la morte m’ha portato in collina.

Da chimico un giorno avevo il potere
di sposar gli elementi e farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

Guardate il sorriso guardate il colore
come giocan sul viso di chi cerca l’amore:
ma lo stesso sorriso lo stesso colore
dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.

Che strano andarsene senza soffrire,
senza un volto di donna da dover ricordare.
Ma è forse diverso il vostro morire
voi che uscite all’amore che cedete all’aprile.
Cosa c’è di diverso nel vostro morire.

Primavera non bussa lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano.
Che paura, che voglia che ti porti lontano.

Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare
guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soltanto una legge che io riesco a capire.

Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
Non sapevo con chi e chi avrei generato:
son morto in un esperimento sbagliato
proprio come gli idioti che muoion d’amore.
E qualcuno dirà che c’è un modo migliore.

2 comments:

hybris said...

Meno Narapa, sgrigno! Eddai!

lyxor said...

teh, poco da dire. Non sei il solo e bona, ma questo gia' lo sai.
Daga dét