MUSICA, VITA ED ALTRE AMENITÀ


19.2.08

1976. Maad: s/t

Scoraggiato dalla difficoltà di trovare sul p2p album italiani anche piuttosto celebrati, ho deciso di darmi anch'io alla pubblicazione di link rapidshare. Non so ancora se sia il caso di aprire un blog specifico: per intanto sfrutterò questo spazio, alternando i post "col regalo" a quelli usuali.

I post saranno così strutturati: breve commento e link a un album al momento non reperibile via blog, da me caricato da qualche parte, poi qualche suggerimento di download da altri blog.

Inizio con un disco poco noto, che ho fatto molta fatica a reperire. Si tratta dell'album omonimo dei Maad, quintetto italo-americano di stanza a Milano, dedito a quel genere di contaminazioni jazz/rock dal retrogusto "etnico" e psichedelico che erano tanto in voga nei primi anni Settanta.
Se lo stile imperante prevedeva però un'attitudine molto "svaccata" e free-form, velleità avanguardistiche di vario genere e un discreto assortimento di freak/misticaggini, i Maad si distinguono per un approccio più composto e vicino agli stilemi fusion (quando non third stream, bebop o ragtime). Alcuni brani sono poi intrisi dell'inconfondibile retrogusto beat che caratterizza tanta musica italiana di allora e che a seconda dei casi può essere un punto di forza o di debolezza. Per i Maad è senza dubbio valida la prima: l'ingenuità tipica del beat italiano si stempera in una consapevole leggerezza, che rende ancora più piacevoli le jam di classe del quintetto.

http://sharebee.com/fa38f2a6
Bitrate: 160 kb/s

Maad: s/t
LP Wergo Germany 1976

Tracklist:
1. African Norge
2. Bouzouki
3. Giugno ‘75
4. A Milano E Dura
5. Zabaz

Crediti:
- Attlio Zanchi / chitarra
- Renato Rivolta / sassofono
- Pino De Vita / tastiere
- Joe Castanuela / batteria
- Jonathan Scully / percussioni, vibrafono
- David Searcy / percussioni

Qualche altro consiglio:
Mauro Pelosi - Al mercato degli uomini piccoli, 1973 (cantautorato progressive)
Scisma - Armstrong, 1999 (post-rock, alt-rock)

14.2.08

Pessimo, pessimismo e conservatorismo (in fieri)

Il recente scritto "Pessimismo e pessimità" dell'Oannes pone alla nostra attenzione una questione che ci pare interessante, circa l'auspicabilità di una letteratura scientemente "pessima" che egli denomina: "pessimismo".
Non siamo nuovi a quest'uso del termine, che sembra avere poco a che fare col suo significato canonico (torneremo in seguito sulla questione); né a una simile proposta. Entrambe nascono infatti dalla comune riflessione su un'esperienza: la scrittura di "Pittime di guerra", caricatura polichirale della fan-fiction "Vittime di guerra".
Vuole questa risposta segnare un ulteriore avanzamento in quello che può ormai definirsi l'equivalente contemporaneissimo del tanto celebre "dibattito sul post-moderno" di qualche decennio addietro. Procederemo, sul modello dell'Oannes e di una tradizione con cui non cerchiamo una rottura ad ogni costo, per punti.

1. De mediocritate
L'Oannes individua come questione centrale, e in questo siamo concordi, il problema della distanza percepita o in altre parole della mimesis. L'obiettivo primo e più immediato del pessimismo è la produzione consapevole di mediocrità: ma quanto questa consapevolezza deve risultare percepibile? L'assunto è la consapevole mediocrità, il problema la commutatività dei termini della locuzione: deve ciò significare (e a che livello?) mediocrità consapevole?

Siamo dell'opinione che una linea univoca e condivisa a riguardo della questione, che propenda categoricamente per il o per il no sia non solo di difficile, ma altresì deleteria. Il movimento pessimista che si va auspicando avrebbe infatti la sua forza - e conseguentemente la sua efficacia - e nella pluralitas offerta dal pessimo immanente alla tanto vituperata cultura di massa, e nella pluralitas per sua essenza imminente (in quanto da farsi) del pessimo che sarà prodotto, ovvero degli orientamenti di coloro che lo produrranno: i pessimisti.

Per quanto riguarda l'opzione che ci è più incline, riterremo almeno in una prima fase di dedicarci a una mediocrità consapevole: perché non si riduca il pessimismo sul nascere a un altezzoso dileggio per adepti, perché scopo del ludus pessimista è non già la negazione della comunicazione, l'opposizione radicale al mediatico e alla cultura che ne è espressione, quanto piuttosto l'esposizione a pubblico ludibrio dei meccanismi che ne rigano la superficie e ne riflettono le strutture profonde (a loro volta di esse riflesso, in una rete Peirceano/Heideggeriana di continui tradimenti di senso).

10.2.08

E scrivo qualcosa che se no resta di nuovo tutto bloccato per mesi

Non leggete Roland Barthes.
Sorta di Pomo D'Adamo™ (il frutto, dico) de noantri, apre gli occhi ma incasina ulteriormente il mondo.
E poi dico: scrivere a questo modo: con tre/quattro "due punti" a frase, è a mio avviso esecrabile: il Buon Dio™ ci ha fatto dono del punto fermo, usiamolo: è una delle poche risorse rinnovabili il cui sfruttamento non comporta problemi di sorta.

25.1.08

... whatever will be

C'era una volta la Bicamerale. Allora Berlusconi fece fesso D'Alema, questa volta tocca invece a Veltroni.
Di positivo non c'è manco il tanto auspicato "ricambio generazionale".

Io non solo non so per chi votare (tsk, ovvio), ma soprattutto non so cosa pensare.
Non mi dispero perché il governo è caduto. Quasi me la auguravo, ieri, "la fine della tortura".
Non voglio morto Mastella, perché di che pasta era fatto lo sapevamo già: andava fatto secco prima, ora è troppo tardi.
Non credo nemmeno sia "colpa sua" se è successo quel che è successo: moglie o non moglie, ha colto l'occasione per scendere dalla barca mentre colava a picco. Chi glie lo faceva fare, di mantenere in vita una legislatura che rischiava di produrre una legge elettorale dannosissima per il suo partito? Ha fatto bene, a uscire: fesso il PD che non s'è fatto bene i suoi conti.

E ora? Non so cosa augurarmi. Governo istituzionale per una nuova legge elettorale? Sarebbe un qualche accordo one shot PD/FI + CDU o AN che favorisce solo i partiti grandi. Molto dannoso per chi, come me, non ha alcuna intenzione di votare il PD.
Ai voti con questa legge? "Produce ingovernabilità". Magari. Quelli prendono il 65% e vedi come governano bene, a prescindere dall'assegnazione dei premi di maggioranza. E sono molto più attaccati alla poltrona dei "nostri": impossibili crisi di coscienza per parlamentari che non hanno una coscienza.

Attendo dunque, nella più totale sospensione del giudizio.
Que sera, sera.

20.1.08

(C'è) chi aspetta sempre l'inverno per desiderare una nuova estate

GoogleMaps è figo. Questo è un primo abbozzo di idea per Capalbio 08:


View Larger Map

L'idea sarebbe:
- arrivo in aereo a Bordeaux
- 5/6 giorni in Guascogna, magari con campo base sul Golfo di Arcachon, che sembra figo
- 2/3 giorni per varcare il confine con la Spagna, con puntata a Tolosa, oppure a Biarritz
- 5/6 giorni in zona Paesi Baschi, Bilbao etc.
- 1/2 giorni per andare a Saragozza e prendere il volo di ritorno
Si dovrebbe fare tutto con Myair/Ryanair, anche se poi servirebbe una macchina.

L'altra ipotesi era il Portogallo, s'era detto.

18.1.08

Dilemmi

Ho un buco nella gamba. Sisì, proprio nell'osso, una rientranza netta. Ah, non lo so mica perché, ma ieri sera mi sa che era lui a fare male.

Però più che altro mi stavo chiedendo, dopo il postmoderno cosa c'è? post^2=1 o no?

In questi ultimi mesi...

... ho fatto molte cose. Tipo: laurearmi, passare coi cazzo di lupetti, ... Mh, che altro? Basta, mi sa. E veniamo al punto due: ho fatto (poche, a sto punto) cose che mi hanno occupato tempo; come al solito non ne ho fatte molte altre e in sostanza sono ancora al punto dove stavo prima, e l'anno prima, e l'anno prima ancora. Bella fregatura, regina rossa di stocazzo.

Però, però. Però in questi ultimi mesi sono cambiate tante cose. Cambiate dove? Here inside.
No, niente sentimenti per carità. Niente sconvolgimenti psicologici, niente di n--- niente oltre l'ordinaria amministrazione, si intende (anche se, a dirla tutta, la situazione sentimental-nulla inizia a pesare un po' troppo - normalmente capita attorno ai 14 anni, a me succede a 22, forse dovrei essere contento della "tregua prolungata" concessami).

Ma dicevo. Ho imparato un sacco di cose nuove. Ho rivalutato un sacco di idee, rivisto convinzioni, scoperto l'esistenza di figate incredibili di cui al più sospettavo vagamente l'esistenza.

Fai qualche esempio, guagliò (!?), che non capiamo. Ok.

Ho deciso che l'anima esiste.
Ho scoperto che semiotico ha anche un significato figo, oltre ad essere un ottimo termine per atteggiarsi un poco a persona colta.
Ho riconosciuto che la filosofia non è morta con Kant.
Ho capito (quasi) per bene cosa significa che sono strutturalista, che prima me lo dicevo ma mica lo sapevo bene che cosa voleva dire.
Mi sono reso conto che essere relativisti e strutturalisti al medesimo tempo non ha nessun senso.
Ma ho anche già trovato la soluzione, che però mi tengo per me.
Ho stabilito che tutta l'arte è bella, sempre, siamo noi fessi che non la capiamo.
Di conseguenza, che uno sforzo ogni tanto per comprendere male non fa.
En passant, che "Una nota è meglio di due, e nessuna è meglio di una sola" [Mark Hollis] anche quando si scrive [U. Eco].
Ho scoperto che c'è un tizio che si chiama Jacques Derrida che ha scritto cose che non capirò e con cui in ogni caso non sarei d'accordo, ma che probabilmente è interessante da leggere.
Ho concluso che sì, anche l'estetica ha un suo perché, ma alla fine pur sempre ontologia è anche lei.
Che c'è qualcosa oltre la ragione, o quantomeno oltre la scienza. Ho detto che non c'entra nulla coi sentimenti.
Che Baudelaire, Spinoza, Giordano Bruno ne sapevano - anche se quest'ultimo era uno stronzo come pochi, gli altri non so.
Che ci sono troppi libri che dev--- che voglio leggere e non so bene come farò.

Che porca eva il mondo va avanti (per non parlare della vita) e io più in là degli anni 70 non riesco ad andare. Pensavo fosse solo con la musica, ma da qualche anno mi sono ripigliato almeno su quello. Ma in tutto il resto - arte, cultura etc. - che minchia è successo dopo il 1970?
Immagino che prima del 2030 un'idea non riuscirò a farmela.

23.11.07

Un po' di tempi dispari

Ascolto musica classica allo stesso modo in cui vado al cinema a vedere un qualche film d'essai: da completo turista. Consapevole di non sapere nulla di tutto quello che ci sarebbe "attorno", mi concentro sull'opera in sé e cerco di coglierne il poco che riesco, o molto più ingenuamente di vedere se mi piace.
Come difficilmente andrei a vedere un film sul calcio o partirei per un paese tropicale di mia spontanea volontà, allo stesso modo preferisco lasciare alle sporadiche puntate in teatro l'enorme mole della "musica classica" propriamente detta - quella ottocentesca - e dedicarmi senza alcuna pretesa alla lenta esplorazione del resto. Guidato sempre, più che da un criterio di "fondamentalità universalmente riconosciuta", da quelli che sono i miei interessi, le mie passioni, i miei gusti.

Questo per giustificare perché, senza aver mai sentito una nota di Webern o Berio, e avendone ascoltate pochissime di Schönberg e Stockhausen, ascolto dal sito della Santa Naxos il "Ballet Mécanique" di Georges Antheil e me ne innamoro.

Data: 1923/1925. Genere: futurismo, leggo. Influenze: sicuramente Stravinsky, ma direi anche molta Francia - Debussy, Ravel, Dukas, anche Satie forse.
"Ballet Mécanique", un nome che è un programma. Musica ipercinetica, caleidoscopica, coloratissima, eppure intrinsecamente meccanica. Intrinsecamente anche solo per la strumentazione: "4 pianos, 2 electric bells, 2 airplane propellers & percussion", insomma un bel dispiego di tintinnii, scatti, ticchettii, clangori. Sarebbe stato facile (anche se un pelo ante litteram) farne una qualche orribile precognizione di musique concrète, invece Antheil sceglie la strada della melodia festante, leggera, del connubio timbro-ritmo che trasforma la musica in una parata di girandole dai colori sgargianti.
Seguono, in questa edizione, anche una "Serenade for String Orchestra, No. 1", più convenzionale ma altrettanto briosa ed elegante, una "Symphony for Five Instruments" (tutti fiati - il che significa niente archi, ovvero "molto probabile che mi piaccia", e infatti è così) e il bellissimo "Concerto for Chamber Orchestra", posatamente esuberante nei suoi svolazzi e piroette.

Quello che amo di più in musica come questa è la totale assenza di enfasi, magniloquenza. E' musica umilmente frivola, tratto che la accomuna a certo barocco che amo altrettanto, e che la distingue nettamente dall'epicità romantica del secolo precedente. Emozione che nasce dalla forma e dalla fantasia, e non è suggerita, calcata, forzata da ogni singola nota di violino.

20.11.07

Una bestia contro il calcare

Periodicamente questo blog si intoppa. O meglio, sono io che mi intoppo. Non posto oggi, non posto nemmeno domani perché non ho granché da dire, non posto nemmeno il giorno dopo perché qualcosa da dire l'avrei, ma non è più del granché che non ho detto il giorno prima... E così via. Quando l'ultimo post risale a mesi fa, serve davvero qualcosa di grosso per ripartire.

Servirebbe. Ma dico: chissenefrega. Di cose da dire ne avrei, altroché. Va bene "tra meno di un mese mi laureo"? Titolo della tesi: "Logica modale applicata: stati epistemici, onestà sintattica, onestà semantica". Va bene "in un modo o nell'altro le cose stanno incastrandosi e sto studiando quello che vorrei"? Ieri esame di linguistica (!), venerdì e sabato corso di etnomusicologia (!!). Sì, lo so che sarei iscritto a matematica. Altri eventi? Sì, ce n'è. Nulla che cambi la vita, ma ce n'è. Epperò, non volevo fare il "post elencone".

Cosa volevo scrivere allora? Boh. Che sono pieno di progetti, ma che per un motivo o per l'altro non ne faccio partire nessuno.
Che ho in mente un'idea per una storia/canzone/boh, ma non ho mai la sbatta di dargli forma.
Che il campionatore della Boss costa 150 carte e perde la memoria quando lo spegni, col cazzo che lo compro. Un altro progetto da rinviare, dunque.
Anche le chitarre a 12 corde sembrano non regalarle. Da quando so suonare la chitarra a 12 corde? Da mai, già faccio fatica con 6, figuriamoci con 12. Spero però che dando dentro la mia (bellissima, inutilissima) Yamaha Silent S riesca a procurarmene una a un costo limitato.

E poi, dico: il primo album dei Primal Scream è bello, perché nessuno se lo fila?

17.9.07

Sventolà / Baandiera bianca

La dittatura, dopotutto, è una cosa onesta, trasparente. Sai che c'è qualche Grande Bastardo che comanda assieme alla sua cricca, che tu non conti un cazzo e che purché tu non lo infastidisca la tua vita può continuare tranquilla.
La democrazia è molto più torbida. Chi comanda, mica lo sai. Tu voti ma chi decide non siede in parlamento. Mi chiedo, a dire il vero, se davvero ci sia un soggetto delle decisioni politiche, se ci sia qualcuno o qualcosa che detiene una visione d'insieme e è in grado se non di stabilire o influenzare se non altro di vedere l'indirizzo politico futuro.
Ieri mi ha colto una delle mie cicliche ondate di sfiducia totale nei confronti della politica e dell'umanità tutta, e per quanto qualunquista possa sembrare, sono pervenuto alla seguente definizione di democrazia: "Potere di eleggere i propri ladri". Perché, onestamente parlando, penso quella di assicurare l'utile dei propri accoliti sia l'attività principale di ogni singolo parlamentare dotato di un minimo di cervello. Resta fuori giusto Franca Rame, bravissima persona peraltro - troppo per sedere in senato.

Ma che sarà mai successo ieri per far maturare simili conclusioni alla Beppe Grillo? Innanzitutto, il Sunday Telegraph ha pubblicato questo. Niente di non pronosticabile: la guerra con l'Iran è alle porte. E il punto non è che sono contrario - non so nemmeno se lo sono davvero, ma che l'articolo "scoop" e in generale qualsiasi media continua a parlare di questa manfrina del programma nucleare iraniano. In sei anni (dal 2001 a oggi) quanti articoli sono comparsi sui giornali nazionali che tentino di analizzare la politica militare americana in un'ottica che vada oltre all'antiterrorismo e/o non trasudi il pacifismo più becero?
Parliamoci chiaro: agli States del terrorismo islamico non importa niente. Niente di niente. Non so se sia addirittura sobillato da servizi segreti e affini, ma di certo la scoperta di operazioni simili in passato qualche dubbio lo desta. Tutte le operazioni militari americane dal 2001 a oggi sono interpretabili nella seguente ottica: controllo delle fonti energetiche e accerchiamento della Cina. In Afghanistan c'è ancora il putiferio, ma la guerra è vinta: le mega-basi aeree americane sono operative. E - gli americani lo sanno benissimo - l'Afghanistan è inespugnabile, al punto tale che manco loro sono riusciti a conquistarlo. D'altra parte, non gli interessa farlo.
In Iraq idem. Possono anche ritirare le truppe, tanto i pozzi sono sotto il saldo controllo dell'esercito. O almeno presumo, visto che nessuno ne parla. Ci raccontano di ogni attentato a Baghdad, ma mai nessuno che ci spieghi che fine ha fatto il petrolio iracheno.

E ora tocca all'Iran. L'AIEA ha appena riconosciuto le intenzioni pacifiche del suo programma nucleare. Vero o falso che sia, non ha alcuna importanza. Si tratta dell'ennesimo pretesto per "indorare la pillola" all'opinione pubblica. Un'opinione pubblica che accetta una guerra fatta per "portare la democrazia" e "fermare gli stati-canaglia", ma non una condotta per salvaguardare il proprio utile. Io la vedo diversamente. Preferirei mi venissero spiegati i motivi esatti, nero su bianco. Ho un'anima pacifista ma anche una da giocatore di Risiko: una guerra che porta guadagno è una guerra giusta, all'interno di un'ottica che non è mia ma riesco a comprendere benissimo.
Tra non molto ormai, Mr. Bush e soci torneranno volenti o nolenti "a casa". Una vittoria dei democratici porterebbe quasi certamente al pensionamento della dottrina della "guerra preventiva" che tanto ha destato scandalo in Europa. Eppure, la "guerra preventiva" è solo facciata. Non è quello il core della politica militare americana: si tratta solo di un'ingegnosa (ma alla fin fine piuttoto ingenua) strategia per "indorare la pillola". La "guerra preventiva" è una macchina che fabbrica scuse, non moventi. I moventi, quelli ci sono anche senza "guerra preventiva". E non penso dipendano da Bush o dal suo entourage. Non penso derivino dal governo, proprio, né dall'apparato politico (più o meno, è il caso di dirlo) democraticamente eletto.
Credo che i fulcri decisionali siano altrove. Il Pentagono, senza dubbio, è ben lontano dall'essere il "braccio armato" della politica. Trovo più verosimile considerare quest'ultima il "braccio retorico" dell'esercito. Tra le lobby di vario genere, quella i cui interessi sono più in vista è quella delle multinazionali petrolifere. Penso però si tratti semplicemente degli interessi maggiori più "a breve termine" di quelli che concorrono all'attuale politica militare, accompagnati da quelli delle industrie d'armi e delle grosse imprese di "ricostruzione".

Quello che mi sembra in atto è il disperato tentativo di conservare lo status quo. I grossi capitalisti occidentali - diciamo il Capitale - si rende conto di avere gli anni contati. La crescita economica cinese appare inarrestabile. Tutta questa manovra di accerchiamento mi sembra l'ultima spiaggia: "contenere" l'apocalisse il più a lungo possibile, con la speranza che un po' di culo giunga in soccorso e consenta di scongiurarla definitivamente.

Io non ho un impero economico da proteggere. Non ho interessi, non ho tornaconti. Questa cosa è puro delirio. Accetterei volentieri che mio figlio studiasse il Cinese Mandarino come prima lingua. Mandatemi anche subito il mio Khan Locale, magari rivaluterò l'onestà dei nostri politici attuali vedendo la sua. Isso bandiera bianca fin da ora, mi pare abbiamo già perso.

6.9.07

"Ciao, Luciano" e il (mio) qualunquismo

Ok, è morto Pavarotti.
Com'è che fino a ieri era per tutti un fenomeno da baraccone (il c.d. ciccione della madonna) e oggi è già eroe nazionale?

5.9.07

XTC - Dear God

4.9.07

Baricco was / An Emo-rocker

Perché sei sempre triste?, gli ho chiesto.
Non sono triste.
Sì che lo sei.
Non è quello, mi ha detto. Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

2.9.07

Silhouettes consuete di parvenze


Su reitiòrmiusik ci avevo messo le cinque pallette, appena iscritto. Erano due dei "miei" dischi. Pomeriggi passati ad ascoltarli, in trance ripetendo il riff di "Down Through the Night" con la classica giù di n toni impugnata a mo' di contrabbasso. Ricordo la meraviglia nell'ascoltare la prima volta "Bert's Blues" e accorgermi che quella melodia era già scritta nella mia testa da qualche parte, e aspettava solo di essere evocata, come per magia.
Non ascoltavo questi due album da - credo - tre anni. Ieri sera ho rimesso su Donovan, oggi gli Hawkind. Non sapevo cosa aspettarmi.

Qualcosa è cambiato. Ascolto "Sunshine Superman" e mi rendo conto che è pieno di cose che detesto: gli archi sinfonicheggianti, il sitar, la tabla usata alla cazzo di cane. E che dire di "Space Ritual", un trip lisergico pieno di svarioni elettronici?
Eppure, il tempo ha una strana proprietà. Riascolto questi due album a distanza di anni dall'ultima volta, ed è come tornare a casa. Un amico che non vedi da tanto tempo, ed è cambiato ma è sempre lui. Ci si rimette a parlare delle vecchie cose, a rivedersi scene di anni fa, a ridere dei soliti aneddoti che son sempre belli. E i suoni tornano al loro posto, sono giusti così, perfetti perché se anche sono cambiato hanno la capacità di farmi tornare per un po' quello che ero.

Li ascoltassi oggi la prima volta, questi due album mi farebbero ribrezzo. Per fortuna sono un nostalgico.

31.8.07

How it's strange that some rooms are like cages

Il titolo non ha nessuna pretesa introspettivo/esistenziale: è semplicemente un verso della mia ossessione del momento, "The Obvious Child". L'album è The Rhythm of the Saints, anno 1990. Da avere. Per intanto, ecco il video della canzone incriminata.



In questo mese mi sono concesso un po' di vacanza. Di quella seria, non cazzeggio casalingo "dovrei-studiare-ma-non-mi-va". Due settimane in Croazia, una in Russia: Mosca e San Pietroburgo. Metto un po' di foto su flickr, quelle che mi sembrano uscite meglio. Non sono niente di che: già l'occhio fotografico è una dote che mi manca, in più le rare volte che mi viene qualche idea brillante la mia Nikon "Eraquellachecostavadimeno" Coolpix 4600 non ne vuol sapere di lasciarmela realizzare. Eccole qua, comunque.

In Russia, ho colto l'occasione per terminare la lettura di Manituana, l'ultimo romanzo del collettivo bolognese Wu Ming. Bello, coinvolgente. Anche piuttosto commovente. Non ha un protagonista ben individuato: è più la storia di un gruppo di persone, a metà strada tra indiani irochesi e inglesi, durante gli anni della rivoluzione americana. Come nell'altro capolavoro Q, si tratta di una storia dalla parte sbagliata della storia. Che effetto fa vedere il proprio mondo scomparire sotto i colpi della libertà?

E' questo il tempo, William. Ora che il nostro mondo si consuma nel fuoco. Ora che il ciclo si compie. La quercia diventa cenere, la cenere diventa nuove radici.

Così, fuori contesto sono le solite parole ad effetto, non dicono nulla. Ma a me è venuto da piangere.
Vabbé, io mi son commosso pure con "Koda Fratello Orso". Non faccio testo.

26.6.07

Ogni cosa al posto suo

E' cosa nota, ma la somiglianza mi stupisce ogni volta che riascolto queste due canzoni. Uno di quei casi in cui il plagio non teme il confronto con l'originale.



21.6.07

Qualche dritta musicale

Directions in Music: s/t (1996)
Anello di congiunzione tra June of 44 e Tortoise, l'omonimo dei Directions in Music e' prima di tutto un disco magico, impossibile da spiegare. Ci provero' dicendo che la sua musica e' come uno specchio d'acqua limpida e calma, in cui si riflette il cielo. Lievi increspature, onde perfette e circolari che si propagano impercettibilmente sulla superficie. La batteria, cosi' in stile John McEntire, non e' un terreno in cui affondare solide radici, ma l'acqua su cui solo corpi leggerissimi possono, delicatamente, fluttuare.
Eppure non e' un disco astratto, difficile, che trova la sua ragione nell'essere sperimentale. Al contrario e' accogliente, caldo e soffice nonostante il distacco. Rilassante. Meravigliosamente banale.

Bästard: Radiant, Discharged, Crossed-off (1996)
Ringrazio non senza ritrosie Eddy Cilia e S.I. Bianchi per avermi fatto scoprire questo gruppo. Pensavo che gli Shellac fossero il top in quanto a efferatezza raggelata, ma mi sbagliavo. Il batterista e' il mio nuovo idolo: mai invadente, 4/4 fisso ma frammentato in ogni sottodivisione possibile, mondi interi creati da un pugno di colpi a battuta. Per il resto... riuscite a immaginare i Kyuss che suonano i Tortoise?

Diabologum: #3 (1996)
Ben strano quest'album. Uno stile assolutamente unico, senza termini di paragone diretti ma certamente iscrivibile in ambito post-rock. Sonic Youth, Pink Floyd, una buona dose di trip-hop sembrano gli elementi principali di questo rock muscolare e spaziale, denso e dalle tinte metropolitane. Parti vocali eccezionali, a meta' tra cantato e hip-hop, senza dubbio tra i migliori esempi che conosca di cantato in francese. Di primo acchito sembra semplicemente un album mixato da cani, poi pian piano si rivela e diventa terribilmente coinvolgente.

Subtle: A New White (2004)
Bella scoperta l'esordio dei Subtle, dei dischi che ho sentito questa settimana il piu' vicino ai cLOUDDEAD. In meglio, nel senso che esprime la loro anima "post" all'ennesima potenza, lasciando da parte tutti gli altri aspetti che un po' mi infastidiscono. Lo stile piu' concettuale e graffiante di Dose One rende il disco estremamente astratto, anche se lui mi sta sul cazzo solo a vederlo. Basi stupende, ricche di sfumature e tocchi di colore discreti, con il culmine nella strepitosa "She" e le sue tinte arabeggianti (a me viene in mente "Sartori in Tangier" dei King Crimson, pazzia).

Shub-Niggurath: Les Morts Vont Vite (1986)
Mai sentito niente di cosi' tetro e apocalittico. Neurosis, Univers Zero, Amon Duul II: fate ridere i polli. Stephen O'Malley vatti a nascondere. Un disco del genere pone seri problemi sulla sensatezza dell'esistenza dei Magma, di meta' kraut, del drone-metal, dello sludge, degli stessi Ruins che sembrano avere copiato il sound di questo basso in ogni minimo dettaglio.
E' il disco rock piu' vicino all'avanguardia "classica" che abbia sentito. E non sembra mera imitazione, ma reale condivisione di intenti e modalita', con eguale profondita' concettuale e cognizione di causa. Batteria lentissima e granitica, basso fangoso, viscoso che a paragone i Melvins son dei pivelli. Chitarra frippiana e tagliente, ma lenta, lentissima. E poi il pianoforte: due note al minuto, magari sempre le stesse due, ma chissa' come riescono sempre a ridisegnare la musica, a scardinarla. Il soprano aggiunge un'aura paradisiaca, che non potrebbe contrastare di piu' con il catrame infernale degli altri strumenti. Sono sbalordito.

The Ex + Tom Cora: Scrabbling at the Lock (1991)
The Ex: Joggers & Smoggers (1989)
Tom Cora: Live at the Western Front (1987)
Dopo qualche assaggio negli Skeleton Crew e nei Nimal, mi sono gettato alla scoperta della musica di Tom Cora. Il suo stile personalissimo, un'improvvisazione free basata non sul jazz, non sul rock ma sulla musica tradizionale est-europea, sembra nato apposta per me. Mi hanno incuriosito anche gli olandesi The Ex, propinati come emuli dei Crass ma almeno in questi lavori decisamente distanti, e dai Crass e dal punk comunemente inteso e rivolti a un'interessante esplorazione noise-rock dell'eredita' tradizionale europea.

Jackie-O Motherfucker: Fig. 5 (2000)
Ripescato dopo tempo, questo interminabile album rappresenta il classico esempio di quelle cose che mi piacciono da matti contro ogni regola e previsione. Questi cazzeggi acid-folk dilatati, pigri, circolari e destrutturati tendenzialmente mi fanno due palle come una casa. E invece il lento ribollire di "Figure 5" mi conquista nonostante o proprio per i suoi rumorismi, i suoi mormorii free-jazz e il suo non andare da nessuna parte. Che e' poi un po' l'effetto che mi fanno i Supersilent. Bah, chi se lo spiega.

Bob Kilgore: Epicicles (2004)
Questo chitarrista minimal-sboron-acustico mi ha stregato. Uno stile molto personale a meta' tra Reich, il Fripp dell'era "Discipline", Michael Hedges e i vari chitarristi celtici tradizionali. Tecnicamente mostruoso, mi ha sorpreso leggere che tra la composizione e l'incisione della musica dei suoi dischi corre uno iato di dodici anni in cui non ha mai toccato la chitarra. Nonostante tutte le possibili accuse di virtuosismo fine a se' stesso, trovo la sua musica molto coinvolgente, sentita e di classe.

Terry Riley: In C [Shanghai Film Orchestra, Wang Yongji] (1992)
Terry Riley: A Rainbow in Curved Air (1969)
Terry Riley & Don Cherry: Live In Cologne: Unreleased Radio Broadcast (with Karl Berger) (1975)
John Cale & Terry Riley: Church of Anthrax (1971)
Terry Riley: Salome Dances for Peace [Kronos Quartet] (1989)
Dei non moltissimi compositori minimalisti che abbia ascoltato, Terry Riley e' senza dubbio il mio preferito. Questa settimana ne ho approfittato per rispolverare quel che gia' conoscevo e procurarmi qualcos'altro.
Il live con Don Cherry l'ho beccato per caso su slsk cercando tutt'altro, e direi che e' stata una discreta botta di culo, visto che in rete pare non essercene traccia (se non qualche citazione estemporanea qua e la'). Si tratta probabilmente della cosa di Riley che piu' mi ha colpito in assoluto: le fluttuazioni quantistiche e le intersezioni sottili dell'organo alla "A Rainbow in Curved Air" fanno da sfondo alla tromba dall'altro mondo di Don Cherry, in tre pezzi che hanno come unico difetto di finire, a un certo punto.
"Salome Dances for Peace" e' invece un lavoro estremamente diverso e vario. Abituato al Riley degli anni 60-70, non sembra nemmeno lo stesso compositore. Sentendo i primi, ritmatissimi movimenti di "Anthem for the Great Spirit" verrebbe piu' da pensare a Bartok o Stravinsky, e anche "Conquest of the War Demons" ha un carattere fortemente ritmico e folkloristico che davvero non mi aspettavo di trovare. "The Ecstasy" e' la composizione che piu' si riallaccia allo stile consueto, ma e' anche la meno riuscita a mio avviso. Ad ogni modo un lavoro di grande valore, riprova della grandezza e della poliedricita' dell'artista.

Jirí Stivín: Alchymia Musicæ (1997)
Beccato per caso su Allmusic cercando emuli di Dave Brubeck (con cui non c'entra assolutamente nulla, a ben vedere), "Alchymia Musicæ" del jazzista e compositore ceco Jiri Stivin contiene la musica piu' celestiale che abbia mai ascoltato. Il primo ciclo di pezzi, "The Inspiration of the Renaissance", e' un inedito e riuscitissimo connubio di madrigale e free-jazz: polifonie vocali e un jazz dalle tinte calde, capace di essere vellutato o impetuoso a seconda del momento. A emergere dal magma paradisiaco che si crea sono soprattutto i silenzi, gli interstizi: buffo, pensando che le note non sono certo lesinate. Gli altri pezzi sono piu' convenzionali ma altrettanto efficaci, e se "The Alchemysts' Trip" tiene perfettamente fede al suo titolo, "The Metamorphosis of Time" e' invece un altro azzardo: questa volta gli svolazzi free si appoggiano, o meglio si compenetrano, con la musica da camera post-tonale della prima meta' del '900. Anche qui il risultato e' unico, magico e sorprendente. Un capolavoro scoperto davvero per caso.

L'esercito del surf / 48

Sono stato, oggi e l'altroieri, al festival delle cooperative sociali, o come diavolo si chiami. Coi miei. Solito modello "Festa dell'Unità": vai lì, mangi una pizza o un cous cous, e ti senti quel che c'è da sentire. Ora sto barando, perché in realtà sono andato lì proprio per quello che prevedeva il cartellone: L'Orchestra di Piazza Vittorio ieri l'altro e Marco Paolini + Mercanti di Liquore questa sera.
Spettacoli eccezionali, ci ho smenato 30 euro per 2 CD dell'Orchestra senza aver minimamente preventivato la spesa, ma se li meritavano tutti. Per la musica, e per l'idea che ci sta sotto. E Paolini ha dato un bello scossone alla mia coscienza politica intorpiditasi nell'ultimo paio d'anni. Ma non è di questo che voglio scrivere.

Veniamo alla prima parte del titolo. Già il fatto che sia andato a questa fiera coi miei genitori suggerisce qualcosa. Intuizione ampiamente confermata dai partecipanti alle due serate: media ampiamente over 30, diciamo a un passo dai 40.
C'è qualcosa che non va, direi. Insomma, lo spettacolo di Paolini è tanto bello e piccato, ma dovrebbe sentirlo la mia di generazione, quelle precedenti poco se ne fanno ormai. E il mondo rappresentato dall'Orchestra di Piazza Vittorio è quello che noi dobbiamo cercare di costruire/conquistare/difendere, mica un affare che riguarda i nostri genitori.
E allora i giovani dove stavano? A casa propria, o di amici, a combinare un cazzo. Oppure fuori, in qualche locale, a combinare un cazzo lo stesso. A parlare di calcio, delle stronzate della settimana scorsa e di quelle della prossima. A fregarsene del mondo, a perdere sistematicamente ogni occasione di "vivere il proprio tempo". Che i quarantenni vivano questi anni più di noi è proprio un cattivo segno.

E ora, quel numero. Il quarantotto, nella Smorfia napoletana, è "o muort' che pparla". Come quello che ho visto sul palco questa sera, a introdurre lo spettacolo di Marco Paolini. Era il presidenze di un consorzio di cooperative calabresi. Ha parlato per una mezz'oretta degli strumenti con cui la 'Ndrangheta e le Logge Massoniche Deviate controllano la sua regione e parte del paese. Di come, nel piccolo, le cooperative calabresi cercano di creare un'alternativa a questa situazione. Quello che oggi ha detto al pubblico di Bergamo, l'ha detto qualche mese fa in Calabria, ricavandone attentati verso le cooperative che rappresenta. Non contento, continua a ripeterlo, sempre più forte, in giro per la Calabria e l'Italia intera. Mi chiedo per quanto ancora lo lasceranno parlare.

4.6.07

A ciascuno la sua Woodstock

E' passato un po' di tempo. Chiedo scusa: è che più il tempo passa dall'ultimo post, più sembra di dover scrivere qualcosa di eccezionale per ricominciare. Bene, il qualcosa di eccezionale ce l'ho.


La nostra Woodstock è iniziata con quattro corsie modello Gardaland: controlli sulle borse, conversione della prenotazione telematica in biglietto, conversione del biglietto in braccialetto + tesserino magnetico, controllo del braccialetto, delle borse, del tesserino magnetico. Una Woodstock di maxischermi e palchi sponsorizzati. E senza bis. Una macchina per far denaro, in catena di montaggio, diversificare l'offerta per attirare quantà più domanda possibile. Epocale come la spesa all'ipermercato.

Eppure torno a casa e non riesco a far capire agli altri la portata dell'evento. Mi ritrovo a dover dire "il gruppo più famoso che c'era erano i White Stripes, o gli Smashing Pumpkins", e a farlo sembrare l'ennesimo concertone-satellite di MTV, un Heineken Jammin' Festival dei poveracci. Un anfiteatro intero ad applaudire gli Slint è qualcosa che non si può spiegare al vicino di casa. Perché sarà stato tutto preconfezionato, ma le mille persone in estasi durante Daydream Nation erano autentiche.

Certo, una simile concentrazione di alternativi fa il suo effetto. Anche il concetto, così indie, di "musica d'élite" esce ridimensionato da platee di migliaia di persone. Le magliette a righe orizzontali a seguire gli Slint, le magliette di tatuaggi a seguire gli Isis. C'è qualcosa di spaesante, di spersonalizzante in questa massificazione.

Alternativo dei miei coglioni, che quando io ascoltavo i Dead Kennedys tu nemmeno ti facevi le pippe.

Che poi, diciamolo, i Dead Kennedys fan cagare.

13.3.07

Come se

Le mele cadono a terra attratte dalla forza di gravità. Per lo stesso motivo, la Terra gira attorno al Sole. Credo lo si insegni alla scuola elementare.
Io non penso proprio che le mele e i pianeti conoscano la legge di Newton o sappiano far di conto. Einstein pone la questione in modo radicalmente diverso, ma ciò non toglie che a scuola questo si insegni: che mele e pianeti si comportano come si comportano in virtù di una formula matematica. Gli studenti, che voglio sperare siano più intelligenti di una mela, hanno problemi a ricordare la formula e sbagliano a ricavare i risultati nei problemi che la coinvolgono. La mela no, segue con infallibile diligenza il compito assegnatole dal valore delle masse coinvolte e dalla Costante di Gravitazione Universale.

Che la Terra giri attorno al Sole ormai lo sa anche un bambino di sette o otto anni. Tolomeo, che qualche annetto di più a un certo punto della sua vita l'avrà ben avuto, non si è mai reso conto di quello che oggi a chiunque appare evidente. E così per mille anni quei boccaloni dei suoi successori, sedicenti filosofi, uomini di scienza, luminari di vario genere. A momenti Galileo ci restava secco per aver osato contestare ciò che ai nostri occhi è la palese negazione dell'evidenza.
La storia della scienza appare costellata da cretini: idioti che pensavano la Terra fosse piatta, che credevano i sassi cadessero per riconciliarsi col loro elemento costitutivo, che la luce si propagasse attraverso una sostanza immateriale ma rigidissima detta "etere", che l'universo e tutti gli esseri viventi siano stati creati da Dio in sei giorni che non offrivano niente di meglio da fare.

Alcune di queste posizioni appaiono a oggi effettivamente insostenibili. La Terra non può essere un disco con bordo, e l'ipotesi creazionista, nei termini biblici, è completamente inconciliabile coi dati cosmologici, geologi e paleontologici raccolti negli ultimi due secoli.
Sfido però chiunque a dimostrare, nel contesto della fisica classica, che sia la Terra a girare attorno al Sole, e non viceversa. E' impossibile, e mostrarlo è relativamente banale. Il passaggio da un modello eliocentrico a uno geocentrico corrisponde a un elementare cambiamento di coordinate. Certo, da una parte si hanno orbite ellittiche e dall'altra una mostruosità di cicli e epicicli (in numero finito però, e se non erro non superiore a due per orbita), e solo da una parte si ha la "scusa comoda" dell'attrazione gravitazionale per giustificare il quadro.
Dopotutto, però, cosa esiste di più: la mela, o la forza di gravità? Un'infantile banalizzazione divulgativa della fisica ha fatto sì che insegnanti, riviste e perfino buona parte dei fisici spaccino la seconda come entità "più vera del vero": marcita la mela, il campo gravitazionale che l'ha condotta a terra è ancora lì. Poco importa che il campo gravitazionale non si veda, non si tocchi e la sua reale struttura concettuale risulti incomprensibile a chiunque non possieda conoscenze di geometria differenziale, ovvero il 99% della popolazione mondiale.
Poco importa che qualcuno si sia prodigato nella messa a punto di un sistema fisico-matematico coerente che non ricorra al concetto di "forza", che l'idea di gravità della Relatività Generale non abbia nulla a che vedere con quella della fisica classica eppure funzioni meglio, che teorie moderne prevedano un universo con un numero arbitrario di dimensioni spaziali: prima o poi una teoria fisica che possa spiegare tutto salterà fuori, e quella sarà la Verità. Andando dal panettiere la mattina, sapremo di muoverci in realtà su una brana tridimensionale in un universo a diciassette dimensioni, che il nostro corpo è composto di una quantità astronomica di quark tenuti assieme dalla forza nucleare forte mediata del bosone vettore intermedio W, corrispondente alla vibrazione su un'opportuna frequenza di una superstringa la cui lunghezza è inferiore a quella di Planck.

Eppure, quale che sia la "Teoria del Tutto" a cui i fisici possano arrivare, nessuno vieterebbe di prenderne le equazioni e invertirle rispetto al centro della Terra. Sarebbe come se noi finissimo sulla superficie interna di una sfera, con all'esterno 50 km di crosta, poi il mantello e un "nucleo" metallico che si estende illimitatamente. Come se il Sole, le stelle, le altre galassie stessero da qualche parte dentro la sfera, tanto più vicine al centro quanto più distanti da noi. Come se la luce percorresse traiettorie in prima approssimazione circolari, che tenderebbero a raddrizzarsi in prossimità di concentrazioni di massa ragguardevoli.
Assurdo? Non vedo perché. Solo perché siamo abituati a concepire le cose come se stessimo sulla superficie esterna della sfera, come se la luce percorresse cammini rettilinei, come se le formule della fisica fossero davvero le formule costitutive dell'universo, e non solo di un suo modello?